Interfacce considerate affidabili diventano una minaccia: banche, IA, sistemi industriali e aggiornamenti software

Malware bancario Android, IA che espone codice, truffe via chatbot e attacchi a sistemi industriali: come interfacce fidate diventano minacce.

Interfacce considerate affidabili diventano una minaccia: banche, IA, sistemi industriali e aggiornamenti software
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Immagine illustrativa generata con AI

Una serie di recenti analisi di sicurezza mostra come gli aggressori prendano di mira interfacce che utenti e operatori sono abituati a considerare affidabili: app bancarie, finestre di accesso Google, risposte generate dall’IA, aggiornamenti di WordPress e canali di assistenza remota per sistemi industriali.

Gli episodi spaziano da campagne malware in corso a problemi architetturali legati alla privacy. Tra questi c’è anche una vulnerabilità già nota di WinRAR, CVE-2023-38831, che resta rilevante perché è stata sfruttata in campagne ransomware.

RemControl si impossessa delle sessioni bancarie Android

Group-IB ha individuato RemControl, un trojan bancario Android mai documentato prima, osservato per la prima volta nel luglio 2026. Tra i suoi bersagli figurano i clienti di banche retail in Italia, Francia, Spagna, Polonia e Portogallo, oltre agli utenti del Medio Oriente e del Canada.

La campagna inizia con annunci su Meta che rimandano le vittime a pagine contraffatte del Google Play Store, camuffate da pagine dell’applicazione IPTV TVTap. Una volta installato, RemControl sfrutta il servizio di accessibilità di Android per interagire con il dispositivo e monitorare l’utente.

Tra le sue funzionalità ci sono la visualizzazione di schermate di phishing sopra le app bancarie legittime, la registrazione dei tasti premuti, la trasmissione dello schermo e il controllo remoto da parte di un operatore. Nel loro insieme, queste funzioni possono esporre le credenziali di accesso e consentire a un aggressore di manipolare una sessione bancaria in corso.

RemControl non si affida a un indirizzo fisso di comando e controllo incorporato nell’applicazione. Recupera invece l’indirizzo C2 aggiornato tramite un dead drop Telegram cifrato. Gli operatori possono così spostare la propria infrastruttura senza dover ricompilare e ridistribuire il malware.

Group-IB ha inoltre trovato indizi di un possibile uso dell’intelligenza artificiale nello sviluppo. La documentazione per gli operatori e le schermate di phishing contenevano materiale che sembrava generato dall’IA, tra cui una risposta completa di un assistente, rimasta per errore in una pagina mostrata alle vittime. Commenti in russo presenti in diversi file HTML delle schermate di overlay fanno pensare al coinvolgimento di una persona di madrelingua russa.

I nomi delle campagne, i tag degli affiliati, i metodi di distribuzione e l’uso di Telegram ricordano la botnet di affiliati UNKN di Medusa. Il collegamento resta possibile, ma non è confermato.

Gli utenti Android dovrebbero evitare di installare applicazioni da pagine raggiunte tramite annunci, anche quando riproducono l’aspetto del Google Play Store. Le richieste inattese di accesso al servizio di accessibilità sono particolarmente significative: questo permesso può esporre i contenuti dello schermo e consentire interazioni automatizzate.

Gli strumenti di IA espongono il codice e inquinano le ricerche di assistenza

La società cinese di IA Z.ai ha disattivato alcune funzionalità di ZCode dopo che i ricercatori hanno scoperto che, nella configurazione predefinita, il prodotto inviava a infrastrutture di Alibaba Cloud in Cina istantanee dei repository di codice locali, senza il consenso degli utenti. L’azienda ha interrotto il processo di generazione e caricamento delle istantanee e ha reso pubblico il codice dell’assistente, così da consentirne l’esame.

L’episodio segue una scoperta precedente riguardante Grok Build, lo strumento di programmazione da riga di comando di SpaceXAI. Il prodotto caricava repository Git completi in un bucket Google Cloud Storage controllato dal suo operatore.

Per le aziende, il problema non riguarda solo i file sorgente. I repository possono contenere documentazione interna, dati di configurazione, cronologia dello sviluppo e altre informazioni sensibili. Le organizzazioni che valutano assistenti di programmazione dovrebbero verificare quali dati lasciano i sistemi degli sviluppatori, dove vengono conservati e se la raccolta è attiva per impostazione predefinita.

Una campagna distinta, segnalata da Ariel Simon, ricercatore di Vigilance Security, prende di mira le informazioni fornite da ChatGPT, Gemini e Google AI Overviews. Gli aggressori pubblicano articoli ottimizzati per i motori di ricerca, PDF, recensioni e pagine di assistenza contraffatte con numeri di telefono, indirizzi e-mail e link di accesso fraudolenti.

Tra i bersagli figurano Delta, Lufthansa, Qatar Airways, Chase, Bank of America, Airbnb e TripAdvisor. I contenuti ingannevoli sono comparsi sui social network, su servizi di condivisione di file, Google Sites, GitHub Pages, WordPress, Blogger, Yelp e Apple Maps. Sono state usate anche piattaforme per raccolte fondi, offerte di lavoro ed eventi, tra cui Posh.vip, onecause.com, bebee.com e raiselysite.com.

Gli utenti non dovrebbero considerare verificato un numero di assistenza fornito da un sistema di IA. Prima di condividere credenziali, informazioni sull’account o dati di pagamento, è opportuno controllare i recapiti sul sito o sull’app ufficiale dell’azienda.

MAX lascia che l’app contenitore controlli la sicurezza delle mini-app

Ricercatori dell’University of Michigan, della University of Calgary, della Georgia Institute of Technology e dell’Indian Institute of Technology Delhi hanno esaminato MAX, una super-app russa sostenuta dallo Stato e sviluppata da VK.

MAX combina messaggistica, servizi bancari, e-commerce e servizi governativi. Dall’analisi forense emerge che la sua architettura attribuisce all’app contenitore un ampio controllo sulle mini-app al suo interno.

I ricercatori hanno documentato cinque funzionalità: MAX può acquisire schermate delle mini-app senza permessi di sistema speciali né notifiche all’utente; leggere e modificare la memoria locale delle mini-app; iniettare JavaScript durante l’esecuzione; instradare il traffico di rete; e controllare i token di autenticazione e il contesto di sessione.

Nella versione regionale russa, il traffico delle mini-app passa attraverso un proxy TLS GOST. Questa architettura apre la possibilità di intercettazioni a livello statale, poiché la piattaforma ospitante si interpone tra la mini-app e la destinazione di rete.

Il controllo dei token significa anche che MAX potrebbe impersonare un utente presso i servizi disponibili nel proprio ecosistema. Le garanzie di sicurezza offerte da una singola mini-app possono quindi essere compromesse dalla piattaforma più ampia in cui viene eseguita.

Le autorità invitano gli operatori industriali a limitare gli accessi degli integratori

FBI e CISA hanno pubblicato indicazioni per gli operatori di infrastrutture critiche che si avvalgono di integratori ICS di terze parti. La versione iniziale della scheda informativa è datata 23 settembre 2026.

Gli integratori possono installare e gestire sistemi di controllo e acquisizione dati (SCADA), controllori logici programmabili e altre tecnologie operative. Possono inoltre ricevere accessi remoti persistenti, informazioni dettagliate sulle apparecchiature e la possibilità di influire sui processi fisici.

Le agenzie hanno ricondotto questi rischi a una compromissione avvenuta tra marzo e aprile 2025. Attori stranieri ostili sono penetrati nella rete di un’azienda statunitense di automazione industriale che serviva, tra gli altri, clienti del settore energetico e dei trasporti.

Gli intrusi hanno cercato termini come «customers» e «SCADA», quindi hanno creato nove archivi ZIP contenenti circa 800 file, con l’intento presumibile di esfiltrarli. Il materiale comprendeva informazioni SCADA dei clienti, dettagli sui dispositivi ICS e schemi che avrebbero potuto agevolare successivi attacchi agli ambienti operativi.

CISA raccomanda di applicare il principio del privilegio minimo agli account degli integratori, registrare le sessioni remote e preferire modalità di accesso che richiedano l’approvazione esplicita degli operatori. Le organizzazioni dovrebbero anche individuare i dispositivi esposti a Internet, tenere un inventario dell’hardware e del software forniti dagli integratori, documentare le procedure di aggiornamento e specificare nei contratti gli obblighi di sicurezza informatica.

I piani di ripristino dovrebbero prevedere che l’integratore diventi indisponibile o venga compromesso. È quindi necessario esercitarsi nella gestione manuale e conservare copie offline e sicure dei software necessari per far funzionare le apparecchiature.

Aggiornamenti WordPress compromessi e una vulnerabilità di WinRAR già sfruttata

Il 14 settembre 2026 è stato caricato su adminmenueditor[.]com un aggiornamento malevolo di Admin Menu Editor Pro. I clienti lo hanno ricevuto come versione 2.35.

Il pacchetto alterato aggiungeva il file includes/wp-user-consent.php, che installava una web shell sui siti WordPress. Lo stesso giorno, il manutentore Janis Elsts ha pubblicato una versione pulita, la 2.36, ma gli aggressori l’hanno compromessa di nuovo. La ricorrenza dell’attacco lascia supporre che possano aver ottenuto accesso con privilegi di root al server degli aggiornamenti.

La prima attività di compromissione individuata risale al 13 settembre 2026, intorno alle 19:40 UTC. Elsts ha attribuito la violazione iniziale del server a una vulnerabilità in un kernel Linux non aggiornato.

Almeno 230 clienti hanno installato l’aggiornamento malevolo su 1.500 siti web. Al 20 settembre, la versione 2.37 era disponibile per i clienti che non avevano una copia pulita del plugin, mentre l’API delle licenze e l’infrastruttura degli aggiornamenti erano in fase di profonda ricostruzione.

Gli amministratori dovrebbero verificare la presenza inattesa del file includes/wp-user-consent.php, sostituire il plugin con una versione pulita e verificata e controllare i server interessati per individuare attività abilitate dalla web shell. Il semplice aggiornamento del plugin potrebbe non rimuovere le modifiche apportate dopo l’installazione della shell.

Separatamente, CVE-2023-38831 interessa le versioni di RARLAB WinRAR precedenti alla 6.23. Un archivio ZIP appositamente creato può contenere un file apparentemente innocuo, per esempio un .JPG, e una cartella con lo stesso nome. Aprendo l’esca, WinRAR elabora contenuti eseguibili inseriti nella cartella corrispondente.

La vulnerabilità richiede l’interazione dell’utente, ma non privilegi preesistenti da parte dell’aggressore. Ha un punteggio CVSS 3.1 di 7,8, con vettore CVSS:3.1/AV:L/AC:L/PR:N/UI:R/S:U/C:H/I:H/A:H.

Lo sfruttamento è stato registrato tra aprile e ottobre 2023, anche in campagne ransomware. CISA ha aggiunto la vulnerabilità al catalogo Known Exploited Vulnerabilities il 24 agosto 2023, fissando al 14 settembre 2023 la scadenza per la correzione da parte delle agenzie federali statunitensi. CISA impone alle organizzazioni interessate di applicare le misure correttive del fornitore o, se non disponibili, di smettere di usare il prodotto. L’aggiornamento a WinRAR 6.23 o versioni successive elimina il problema presente nelle versioni precedenti alla 6.23.

Evolvono le tecniche di ingegneria sociale e di elusione degli endpoint

Una falsa promozione di Claude Max dimostra come interfacce progettate con cura possano trarre in inganno anche chi controlla l’aspetto di una pagina. Il sito prometteva un aggiornamento gratuito e mostrava una finestra di accesso Google fraudolenta, disegnata all’interno della scheda del browser già aperta.

Questa finestra, realizzata con la tecnica browser-in-the-browser, mostrava un lucchetto e un indirizzo di accesso Google scritto correttamente. Era anche possibile trascinarla, facendola sembrare una finestra separata del browser. Gli utenti dovrebbero verificare che l’autenticazione avvenga in una vera finestra del browser e controllare l’indirizzo effettivamente mostrato dal browser stesso.

Nel frattempo, nel luglio 2026 i ricercatori Max Hirschberger e Ogulcan Ugur hanno descritto la tecnica Process Parameter Poisoning. In seguito, Flashpoint ha pubblicato una proof of concept in Rust che combina lo spoofing dei parametri con il dirottamento dell’esecuzione dei thread.

Anziché allocare memoria nel processo bersaglio e scrivervi un payload tramite le API comunemente monitorate, il metodo inserisce codice malevolo nelle normali strutture di inizializzazione del processo durante la creazione. Secondo Flashpoint, questa tecnica può eludere i prodotti EDR che si basano in larga misura sull’hooking delle API nelle prime fasi dell’esecuzione.

Tra gli altri sviluppi c’è Exvicy, un framework malware-as-a-service basato su ClickFix che sfrutta siti WordPress compromessi e falsi controlli CAPTCHA di Cloudflare per indurre gli utenti ad aprire la finestra Esegui di Windows. Pubblicizzato su Exploit.in dal 26 maggio 2026, inizialmente costava 1.200 dollari al mese; a metà agosto il prezzo è salito a 2.000 dollari.

Canonical sta inoltre passando a cicli sovrapposti di due settimane per la correzione delle CVE del kernel Ubuntu, con il risultato di pubblicare aggiornamenti settimanali del kernel. L’azienda attribuisce il cambiamento al forte aumento delle CVE, dovuto soprattutto all’IA.

Infine, l’FBI ha segnalato quasi 61.000 denunce per truffe in cui i criminali si spacciavano per funzionari governativi o forze dell’ordine, tra gennaio 2025 e luglio 2026. Le perdite segnalate superano 1,6 miliardi di dollari. Tra i segnali d’allarme più comuni ci sono le richieste di mantenere il segreto, le pressioni telefoniche prolungate e le affermazioni aggressive secondo cui solo la persona presa di mira può discutere del presunto caso.

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Fonti

Questo articolo è una rielaborazione originale basata sulle fonti seguenti.

CVE trattate in questo articolo

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