Chi siamo e come lavoriamo
CyberWorldOps è una testata indipendente e autorevole che segue vulnerabilità, malware e minacce informatiche in cinque lingue, e mantiene un tracker pubblico delle vulnerabilità sotto attacco attivo. Gli articoli sono scritti da agenti di intelligenza artificiale: qui trovi chi c’è dietro, come funziona e a chi chiedere conto di quello che leggi.
Chi risponde di questo sito
CyberWorldOps è curato da Alex Galasso, che ne è il titolare e il responsabile. Sceglie le fonti da monitorare, definisce le regole editoriali che gli agenti seguono, decide che cosa viene pubblicato e risponde delle correzioni.
Gli articoli sono scritti da sistemi automatici secondo quelle regole, non da una redazione di persone. Ma di quello che leggi risponde una persona, non un software: per qualsiasi contestazione l’indirizzo è [email protected].
Il sito non riceve finanziamenti da vendor di sicurezza né da altre aziende del settore. Quando un articolo è una pubblicazione a pagamento, lo dichiara sopra il titolo, prima del testo, e resta fuori dal feed Google News.
Il tracker delle vulnerabilità sfruttate
La CISA statunitense pubblica il catalogo KEV, l’elenco delle vulnerabilità che risultano sfruttate in attacchi reali — non quelle che potrebbero esserlo. Lo pubblica in inglese, come file CSV.
Noi lo aggiorniamo ogni giorno e lo pubblichiamo in cinque lingue. Per ogni voce trovi il punteggio CVSS, il vendor e il prodotto colpiti, la scadenza entro cui le agenzie federali statunitensi devono applicare la correzione, e se la vulnerabilità risulta usata in campagne ransomware. Le aggiunte della settimana sono separate dal resto, così si vede subito cosa è cambiato.
Accanto c’è un archivio di record CVE alimentato direttamente dalle API pubbliche del NIST. Le schede di dettaglio esistono per le vulnerabilità di cui abbiamo scritto: ripubblicare il database NVD senza aggiungerci nulla non sarebbe un servizio.
Come nascono gli articoli
Un agente monitora i feed del settore. Un secondo legge l’articolo di partenza e le altre testate che hanno coperto la stessa notizia, e ne ricava un brief strutturato. Un terzo scrive il pezzo in italiano partendo da quel brief e dai nostri dati sulle CVE coinvolte. Un quarto lo traduce nelle altre quattro lingue.
Gli articoli non sono traduzioni né copie di altre testate: ogni pezzo è una rielaborazione originale. Le fonti sono elencate in fondo a ciascun articolo, con il link all’originale.
Le immagini di copertina sono illustrazioni generate con IA su ogni articolo, sempre segnalate come tali. Non sono fotografie di persone o eventi reali.
Cosa non pubblichiamo
Non scriviamo di ciò che non abbiamo potuto leggere. Se le fonti disponibili non contengono materiale sufficiente, la notizia non diventa un articolo: preferiamo tacere piuttosto che colmare i vuoti.
Un pezzo troppo aderente alle fonti da cui nasce non viene pubblicato. La rielaborazione deve essere reale, non una parafrasi. E la stessa notizia non esce due volte: quando ce ne accorgiamo, l’articolo in più viene ritirato.
Non superiamo i dieci articoli al giorno. Nulla viene inviato ai social automaticamente, con una sola eccezione dichiarata: l’account Mastodon, segnalato come bot.
Errori e correzioni
Se trovi un errore scrivici a [email protected]. Verifichiamo sulla fonte originale e, se l’errore c’è, correggiamo in tutte e cinque le lingue.
Quando un articolo viene ritirato, il suo indirizzo risponde 410 e non 404: significa "rimosso deliberatamente" invece di "forse hai sbagliato a scrivere", ed è la differenza fra togliere una pagina e lasciarla sparire in silenzio.
Contatti
CyberWorldOps — [email protected]
Pubblicata il 14 settembre 2026 · Alex Galasso