Token API n8n esposti su GitHub: 321 istanze accettavano credenziali compromesse

GitGuardian rileva token API n8n esposti su GitHub, con 321 istanze vulnerabili. Analisi dei rischi e raccomandazioni per la sicurezza.

Token API n8n esposti su GitHub: 321 istanze accettavano credenziali compromesse
Data Breach

Immagine illustrativa generata con AI

L’accesso autenticato apre la strada ai sistemi collegati

GitGuardian ha individuato 4.576 token API n8n pubblicati in 5.469 commit GitHub, riconducibili a 1.255 hostname.

Tra le 896 istanze raggiungibili, 321 accettavano almeno un token compromesso. Il dato equivale al 36% delle istanze accessibili e a circa il 26% degli hostname rilevati.

Non serve sfruttare una vulnerabilità di n8n. Un token ancora valido e le API REST documentate possono bastare per ottenere accesso autenticato.

Workflow, credenziali e integrazioni nel raggio dell’attacco

n8n è una piattaforma low-code per automatizzare workflow, disponibile in modalità self-hosted e tramite n8n.cloud. Le sue integrazioni possono collegare database, repository, ambienti cloud, servizi AI e sistemi interni.

In ambiente controllato, GitGuardian ha riprodotto quattro tecniche d’attacco. Un aggressore può:

  • leggere workflow e dati delle esecuzioni;
  • creare o modificare automazioni;
  • usare le credenziali archiviate nei workflow;
  • estrarre i relativi valori in alcune configurazioni;
  • raggiungere i sistemi downstream collegati.

Le credenziali sono cifrate a riposo con N8N_ENCRYPTION_KEY, ma l’istanza deve decifrarle durante l’esecuzione. La protezione della chiave resta quindi essenziale.

Sono stati inoltre trovati 372 token MCP, di cui 7 ancora validi. Questi token possono ampliare il rischio quando assistenti AI invocano workflow o interagiscono con l’ambiente n8n.

Token senza scadenza e versioni non aggiornate

I token più vecchi possono non avere il claim exp, quindi restare validi indefinitamente. n8n ha introdotto una scadenza predefinita di 30 giorni nella versione 1.78.0, rilasciata a febbraio 2025, ma la modifica non invalida automaticamente i token generati in precedenza.

Il rischio si somma all’esposizione delle istanze: oltre 100.000 risultavano visibili tramite Shodan. Inoltre, erano disponibili più di 50 advisory di sicurezza da gennaio 2026; al 31 marzo 2026, il 58% delle istanze analizzate eseguiva versioni interessate da almeno un advisory.

Tra questi figura CVE-2025-68613, con CVSS 9.9 e inserita nel catalogo KEV l’11 marzo 2026. Non è però necessaria per lo scenario basato sui token validi.

Revoca immediata e verifica dei sistemi collegati

Gli amministratori dovrebbero:

  1. revocare e rigenerare i token n8n e MCP esposti;
  2. cercare token, hostname e riferimenti a credenziali nei repository pubblici e privati;
  3. aggiornare n8n alle versioni non interessate dagli advisory;
  4. applicare scadenze brevi e rotazione automatica;
  5. limitare l’esposizione Internet e filtrare l’accesso alle API;
  6. controllare workflow, log delle esecuzioni, account e sistemi downstream;
  7. proteggere N8N_ENCRYPTION_KEY e ridurre i privilegi delle credenziali usate dai workflow.

La presenza di un token in un commit storico va trattata come una compromissione, anche quando il file è stato successivamente rimosso.

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Fonti

Questo articolo è una rielaborazione originale basata sulle fonti seguenti.

CVE trattate in questo articolo

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