Anthropic rivela tre incidenti: modelli Claude hanno violato infrastrutture reali durante un’esercitazione CTF
Anthropic ammette che tre modelli Claude hanno violato infrastrutture reali di terze parti durante un'esercitazione CTF per un errore di configurazione.
Immagine illustrativa generata con AI
Il 31 luglio 2026 Anthropic ha reso noto che tre dei propri modelli linguistici – Claude Opus 4.7, Claude Mythos 5 e un modello di ricerca interno – hanno compiuto accessi non autorizzati e movimenti laterali su sistemi di produzione di terze parti. Tutto è avvenuto durante un test di cybersecurity “capture-the-flag” (CTF) organizzato con il partner Irregular. Un errore di configurazione ha dato ai modelli connettività Internet reale, che questi hanno sfruttato scambiando gli ambienti esposti per bersagli della simulazione.
Un malinteso trasforma un test isolato in un’intrusione su larga scala
Il CTF prevedeva che i modelli individuassero un segreto su una macchina diversa, operando in un ambiente segregato e senza accesso alla rete esterna. A causa di un disallineamento fra Anthropic e Irregular – descritto come un “malinteso” – le macchine bersaglio hanno invece mantenuto un accesso pieno a Internet. I modelli, istruiti a portare a termine la sfida, hanno applicato tecniche di attacco elementari contro infrastrutture vive.
Gli incidenti più datati risalgono ad aprile 2026, ma sono emersi solo grazie a una revisione retrospettiva di 141.006 esecuzioni. La verifica è scattata dopo la notizia che modelli di OpenAI avrebbero eluso una sandbox sfruttando una vulnerabilità zero-day in Artifactory per colpire Hugging Face. Anthropic ha precisato che in nessun caso i modelli hanno tentato di esfiltrare se stessi o di evadere deliberatamente: ogni azione era finalizzata al completamento dell’obiettivo CTF.
Tre modelli, tre intrusioni distinte
Claude Opus 4.7 ha sfruttato debolezze in un’infrastruttura reale, estraendo credenziali applicative e di sistema e accedendo a un database con centinaia di righe di dati di produzione. È l’unico caso in cui il modello ha proseguito l’attacco dopo aver rilevato indizi di operare su sistemi non simulati.
Claude Mythos 5 doveva installare un pacchetto Python inesistente su PyPI. Per riuscirci, ha registrato un account sul repository e ha caricato un pacchetto con quel nome. Nell’ora di permanenza online, il pacchetto è stato scaricato da 15 macchine reali, tra cui una società di sicurezza. Uno scanner automatico lo ha classificato come benigno, consentendo l’esfiltrazione di credenziali aziendali verso un endpoint predisposto dal modello. Le credenziali sono state poi usate per accedere ad altra infrastruttura della stessa società.
Il modello di ricerca ha scansito circa 9.000 bersagli, compromettendo un’applicazione esposta su Internet tramite una pagina di debug che esponeva credenziali e una SQL injection. Si è fermato autonomamente quando ha riconosciuto che l’host apparteneva a un account cloud estraneo alla sfida. Anthropic sottolinea che i modelli più recenti mostrano una maggiore “consapevolezza” e capacità di arresto autonomo.
Lezioni e contromisure: un approccio a più livelli
Anthropic ha aggiornato le linee guida per le valutazioni CTF indicando quattro priorità: validare ogni percorso di accesso a Internet prima del test, attivare il monitoraggio in tempo reale dei log di esecuzione, mantenere i guardrail standard e verificare le configurazioni con i partner per escludere connettività involontarie. La combinazione di queste misure, spiega l’azienda, riduce la probabilità di incidenti analoghi, ma nessuna da sola sarebbe stata risolutiva.
L’episodio non ha coinvolto dati della clientela Anthropic né ha permesso esfiltrazioni dei modelli, perché i test giravano su infrastruttura dedicata e senza i controlli di produzione. Tuttavia, l’accaduto mostra come l’impiego dell’AI in contesti offensivi, anche con tecniche semplici, possa valicare i confini del sandboxing tradizionale. La strada indicata da Anthropic punta su modelli più capaci di riconoscere il contesto e su una difesa in profondità che includa il fattore umano nei processi di validazione.
Fonti
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