OpenAI presenta GPT‑5.6‑Cyber: più capacità offensive, accesso limitato ai partner
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OpenAI presenta GPT‑5.6‑Cyber: più capacità offensive, accesso limitato ai partner

OpenAI lancia GPT-5.6-Cyber, AI per ricerca vulnerabilità con accesso limitato a partner. Scoperta vulnerabilità critica CVE-2026-15903.

Testo generato da intelligenza artificiale, pubblicato senza revisione umana. Trasparenza IA

Un modello progettato per la ricerca di vulnerabilità

OpenAI ha presentato GPT‑5.6‑Cyber, modello derivato da GPT‑5.6 Sol e specializzato in ricerca di vulnerabilità, penetration testing e risposta agli incidenti.

Rispetto al modello general-purpose, GPT‑5.6‑Cyber è più permissivo davanti a richieste cyber dual-use ad alto rischio. Può affrontare attività come la costruzione di catene di exploit, il bypass dell’autenticazione e l’escalation dei privilegi, con un tasso di rifiuto inferiore.

Il modello è il successore di GPT‑5.5‑Cyber, rilasciato da OpenAI a giugno 2026. L’accesso avviene attraverso Daybreak Red, il livello destinato a ricerca autorizzata, validazione di exploit e test di sicurezza.

OpenAI lo ha reso disponibile a partner considerati affidabili: Accenture, Akamai, Cisco, Cloudflare, CrowdStrike, Fortinet, IBM, Palo Alto Networks, PwC e Sophos.

I risultati nei test: forte sui compiti avanzati, meno sui report

Nel test interno Advanced Cybersecurity Completion Rate, GPT‑5.6‑Cyber raggiunge un tasso di completamento del 95,0%. Il test valuta richieste su exploit chain, bypass dell’autenticazione, escalation dei privilegi e altri scenari avanzati.

Il confronto è netto:

  • GPT‑5.6‑Cyber / Daybreak Red: 95,0%;
  • GPT‑5.6 Sol: 1,5%;
  • GPT‑5.6 Sol / Daybreak Blue: 2,0%;
  • GPT‑5.5‑Cyber: 57,3%.

Nel benchmark ExploitGym, il nuovo modello supera sia GPT‑5.6 Sol sia GPT‑5.5‑Cyber. Mostra inoltre progressi nell’identificazione e nella valutazione della gravità di vulnerabilità zero-day.

Il quadro cambia nei flussi di lavoro più aperti, che richiedono ricerche nei repository, proof-of-concept funzionanti e report tecnici completi. In questi casi GPT‑5.6‑Cyber ottiene risultati peggiori di GPT‑5.6 Sol, anche perché produce documentazione più breve e meno approfondita.

Una vulnerabilità in V8 tra i risultati più rilevanti

Uno dei casi citati riguarda CVE‑2026‑15903, vulnerabilità con punteggio CVSS 8.8 nel motore JavaScript V8.

Il difetto consiste in operazioni di lettura e scrittura oltre i limiti previsti. Un attaccante può sfruttarlo tramite una pagina HTML preparata ad arte per ottenere l’esecuzione remota di codice nella sandbox.

GPT‑5.6‑Cyber avrebbe inoltre individuato una seconda vulnerabilità precedentemente sconosciuta, concatenabile con CVE‑2026‑15903 per uscire dalla sandbox dell’heap di V8. Google ha corretto CVE‑2026‑15903 a metà luglio 2026.

OpenAI riferisce anche la scoperta di:

  • almeno cinque vulnerabilità in un diffuso sistema operativo mobile, inclusa una catena da applicazione non attendibile a escalation locale dei privilegi;
  • tre vulnerabilità critiche in un diffuso database, sfruttabili lungo un percorso remoto fino all’esecuzione di codice;
  • oltre 400 vulnerabilità con possibile escalation dei privilegi in un diffuso kernel.

Non sono stati resi noti i nomi del sistema operativo mobile, del database e del kernel coinvolti.

Daybreak e il rischio di accelerare gli attacchi

L’iniziativa Daybreak è stata introdotta a maggio 2026. Oltre a Daybreak Red comprende Daybreak Blue, associato ai modelli general-purpose, incluso GPT‑5.6 Sol, per rilevamento e risposta agli incidenti, investigazioni, gestione delle vulnerabilità e security assessment.

La descrizione delle protezioni di Daybreak Blue non è coerente: viene presentato sia come ambiente con guardrail orientati all’uso difensivo, sia come accesso che li rimuove. Non è quindi possibile stabilire dal materiale disponibile quali limitazioni siano effettivamente applicate.

L’accesso a capacità meno vincolate può ridurre i tempi necessari per trovare difetti, sviluppare exploit e verificare attacchi. OpenAI sostiene che criminali informatici e gruppi sponsorizzati da Stati utilizzino già agenti AI per automatizzare pianificazione ed esecuzione delle campagne.

Il rischio principale è la velocità: l’AI ha accorciato l’intervallo tra divulgazione di una vulnerabilità e sviluppo di uno sfruttamento. Non risultano però, al momento, tecniche d’attacco nuove o particolarmente sofisticate attribuibili a questo approccio.

Per i difensori, le misure indicate sono limitare l’uso a contesti autorizzati, coinvolgere partner affidabili e applicare rapidamente le correzioni disponibili. Nel caso di CVE‑2026‑15903, la mitigazione consiste nell’installare gli aggiornamenti distribuiti da Google.

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Fonti

Questo articolo è una rielaborazione originale basata sulle fonti seguenti.

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